NAPÒLIDE

Mai piu' ho attecchito altrove.



"Attribuiamo al corpo tentazioni,
ma il chiasso dei desideri viene
dalla mente"

E. De Luca (via magiadelsogno)

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Perché non sono un sionista

lafattoriadeglianimali:


Sebbene gli articoli presentati finora sulla questione mediorientale siano stati decisamente chiari, è meglio ribadire alcuni punti a scanso di equivoci. Il problema qui non sono né gli ebrei né i palestinesi, il problema sono i fanatici e gli psicopatici al potere. Nel nostro caso, i cosiddetti sionisti e le forze arabe terroriste. Entrambi (ebrei e musulmani) hanno vissuto insieme senza problemi in Palestina per diversi secoli, fino all’arrivo dei coloni sionisti. La loro convinzione presuppone l’esistenza di uno stato ebraico in cui solo chi è di religione ebraica può avere la piena cittadinanza. Sia chiaro: il sionismo non è l’ebraismo. Il movimento sionista è una ideologia politica di origine ottocentesca, in contrasto con l’ortodossia ebraica ed osteggiato da un cospicuo insieme di rabbini. Ebrei ed arabi, in realtà, non sono popoli nemici. Uno stato unico in cui vivevano pacificamente insieme ebrei e musulmani già esisteva, precedentemente all’arrivo dei primi coloni sionisti. Poi sono arrivati i fanatici con un esercito che spara sui bambini, che lancia fosforo bianco, che circonda le città con un muro, che ruba le terre, che brucia gli ulivi. Questi eventi hanno seminato odio, e laddove c’era cooperazione si è fomentata la distruzione. Per gli arabi, quindi, gli assalitori sono diventati “tutti” ebrei (come per gli indiani i bianchi erano tutti “wasi’chu”, eccetto quelli che avevano deciso di abbandonare la loro precedente civiltà). Quando viene fatto scoppiare l’odio, le distinzioni non solo sono difficili, sono controproducenti. Non porti una penna ad un duello con la spada. Entrambe le popolazioni stanno pagando un prezzo alto per la follia dei loro governanti. La Palestina a suon di morti ammazzati, Israele vedendo etichettati gli ebrei (tutti) come dei carnefici. Come suggerisce giustamente questo articolo di Haaretz, “Israele deve sottoporsi ad una rivoluzione culturale”.
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