NAPÒLIDE

Mai piu' ho attecchito altrove.



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"L’omosessualità non è una malattia, non è un reato e nemmeno una colpa. Nei secoli questo comportamento interpretato come anomalo è stato considerato un influsso diabolico, una punizione divina. Gli si sono attribuite cause di tipo sociale, morale e, in epoca più recente, cause “scientifiche”: malattie psichiche, malformazioni genetiche, difetto di crescita della personalità. Fino al 1994 anche l’OMS ha considerato l’omosessualità una malattia mentale, quando lo stesso Freud scrisse: «Non spetta alla psicoanalisi risolvere il problema dell’omosessualità. Essa deve accontentarsi di rivelare i meccanismi psichici responsabili della scelta oggettuale e di individuare i sentieri che da essi vanno alle disposizioni istintuali». Infatti ancora oggi la causa di tale comportamento è sconosciuta. Questa “eccezione sessuale” è ancora oggi vista con diffidenza e pregiudizio anche in ambito scientifico: nessuno si è mai occupato seriamente delle cause della sessualità in genere o della “regola eterosessuale” e anche se si è smesso di considerarla una malattia, se ne parla ancora come di un comportamento anormale, quando sarebbe corretto considerarlo semplicemente più infrequente.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati studi su tematiche inerenti l’omosessualità, come la questione delle famiglie omogenitoriali. La sorprendente ricerca di Stacey e Biblarz del 2001 analizza questo fenomeno confrontando i figli di coppie gay e quelli di genitori eterosessuali: dallo studio si evince che entrambi evidenziano pari capacità cognitive e un eguale benessere psicologico, ma che i figli di coppie omosessuali sono più tolleranti e liberi dai vincoli della società tradizionale. Inoltre la scelta sessuale del figlio non viene influenzata da quella dei genitori. Ogni obiezione alla famiglia omogenitoriale viene a mancare. L’unico rischio reale per i figli di queste famiglie - sempre in base alla ricerca - è lo scherno della società nei loro confronti, che è un limite della società, non della famiglia omosessuale. Per evitare l’isolamento sociale di queste persone bisognerebbe abbandonare la concezione cristiana di famiglia, per iniziare a considerare come famiglia l’insieme delle persone che accompagnano la crescita e la vita di ognuno a prescindere dal grado di parentela. Le critiche su questo tipo di famiglia che si appellano alla necessità di una figura maschile contrapposta ad una femminile sono patetiche e noncuranti delle conquiste sessuali degli ultimi 150 anni. La famiglia nucleare Cattolica è un prodotto della storia e della dottrina religiosa: la tollerante società che ci circonda è fortificata in una bigotta protezione della “normalità”, è contraria al diverso, a colui che non segue le “vias rectas” del dogma.
Le famiglie omogenitoriali sono già una realtà. All’estero (e soprattutto nel nord Europa) le unioni gay e le adozioni per coppie gay sono legalizzate: sono le famiglie che plasmeranno una generazione che farà del rispetto dell’altrui diversità un valore alla base di una società più aperta e libera."

Messaggero Veneto, 2 novembre 2005, p.11 (via iceageiscoming)

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